Il Mondo Nuovo
Il sessantotto non nacque comunista e proletario, ma antiborghese, antisenile e antiautoritario. E internazionalista, libertario e radicale. Non operaio, tantomeno contadino, ma studentesco ed agiato. Contestò l’educazione e le sue fonti, la scuola e l’università, non la tv. Si accanì con i vecchi luoghi di formazione, trascurò le nuove fabbriche di mentalità e costumi. Eppure Guy Debord aveva insegnato che la realtà stava cedendo all’apparire e lo spettacolo assurgeva a falsa verità dell’Occidente.
Vedendo passare in corteo i sessantottini, Eugene Ionesco li ingiuriò con una profezia: “diventerete notai”. In effetti molti di loro passarono da “Agito ergo sum” a “Rogito ergo sum”. La contestazione finì in contestazione.
Il 68 fu soprattutto una metafisica dei costumi, una rivoluzione permissiva antiborghese sul piano ideologico, ma intraborghese sul piano degli effetti. Il 68 non liberò gli oppressi ma i repressi, fece compiere il passaggio della borghesia del vecchio universo cristiano-famigliare e nazionale a una neoborghesia spregiudicata e sradicata, priva di valori e pudori, irredenta alla morale. Lo capirono da versanti opposti Del Noce e Pisolini. Il 68 fu la febbre di sviluppo che trasformò la borghesia in ceto medio, votato a vivere la comodità borghese con modi proletari e licenze nobiliari.
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