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    Quel caffè in Mulberry Street

    di bibliomane (17/08/2007 - 10:27)

    Vi piacerebbe avere un caffè (il locale, intendo, non la tazzina)?
    Non bisogna necessariamente comprarlo.
    Daniel Stanley, ad esempio, diventa proprietario del caffè Muldoon di Belfast sposando la giovane Penny. E, ahilei, questo è l’unico motivo per cui la sposa, sebbene sia una bella ragazza di dodici anni più giovane di lui. Nonché terribilmente innamorata (del medesimo Daniel, naturalmente).
     
    L’infanzia è stata dura per Daniel, rendendolo disgustosamente cinico (abbandonato dalla madre ed allevato da una zia arida), terribilmente tirchio e mostruosamente egoista. Ma Sharon Owens, autrice di Quel caffè in Mulberry Street (Baldini Castoldi Dalai editore), ha la penna fluida e gentile e non rende il suo protagonista antipatico come meriterebbe. Perché da ogni descrizione o atteggiamento traspare la sua anima mortificata ed avvilita.
     
    Purtroppo, a fare le spese del suo stacanovismo, è la povera Penny che per anni e anni ha indossato gli stessi abiti, ha pulito il pavimento del locale (e non solo quello) ed è stata costretta ad abitare in un alloggio sopra il caffè quando potevano tranquillamente permettersi una bella casa e delle migliorie a quel locale che era rimasto ancora come ai tempi in cui a gestirlo era il padre di lei.

    Leggi tutto l'articolo della guida Letteratura gastronomica

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