Tre sorelle, tre uve. Uno champagne.
Lo champagne è quello della Maison Peine, uno champagne prestigioso, ottimo e indomabile, come indomabili sono Olivier Peine, il vigneron padre, e le sue prime due figlie Clementine e Mathilde, i cui caratteri vengono smorzati dall‘ultimogenita, Sophie.
Non immaginiamo che sia una famiglia normale con le tre figliole cresciute spensierate al sole e tra i vigneti della Champagne.
Affatto.
Le tre ragazze dell’ultimo romanzo di Sarah-Kate Lynch, Fragole e champagne (Sperling & Kupfer), hanno ognuna una storia di profonda sofferenza, di dolori lancinanti e (per fortuna) non molto comuni: tutte e tre hanno provato la mancanza della mamma (ognuna ne ha avuta una diversa); Clementine, l’unica che avesse vissuto con lui, ha vissuto la durezza e l’indifferenza di Olivier peggiorata dalla suo vizio di bere, mentre l’assenza paterna è stata parziale (ancorché la poca presenza fosse stata ugualmente frustrante) per Mathilde o disperatamente totale per Sophie.
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